LE RADICI IN ANFORA

La pratica millenaria della produzione di vino in anfora ha le sue radici nel Caucaso, in particolare nell’area dell’attuale Armenia, Azerbaijan e Georgia. Risale a oltre 7000 anni fa il rinvenimento di anfore utilizzate per la vinificazione in Georgia. Qui i produttori hanno diligentemente conservato le antiche tecniche di produzione attraverso i secoli. Originariamente, il vino non conosceva altro recipiente che non fosse l’anfora: i qvevri, recipienti in terracotta, erano il luogo di nascita e affinamento dei vini, nonché il mezzo di trasporto da una sponda all’altra del mare. Le anfore giunsero in Italia con i Greci, e furono gli Etruschi e gli Italici a diffonderle ulteriormente. La combinazione di vino e terracotta rappresentava l’alleanza perfetta, un metodo naturale e accessibile. Le straordinarie proprietà isolanti della terracotta garantivano la perfetta conservazione del vino grazie alle sue caratteristiche chimico-fisiche.

Nel 2016, una ricerca delle radici ancestrali del vino ha portato Tenuta San Marcello ad un viaggio in Georgia, considerata la culla per eccellenza dei vini naturali in anfora. Questa esperienza ha segnato l’inizio di un nuovo approccio alla vinificazione. Emergono così l’importanza e il contributo significativo dei Piceni in questa lunga tradizione, con il vino in Anfora come testimone. I Piceni, popolazione italica, hanno giocato un ruolo chiave nella storia delle Marche, dalle coltivazioni delle uve autoctone come il Verdicchio dei Castelli di Jesi e la Lacrima di Morro d’Alba alla produzione di vini naturali in anfora. Le radici di questa pratica affondano nella storia del territorio, un patrimonio da raccontare e valorizzare.

SOSTENIBILITÀ

Nelle affascinanti colline marchigiane, a circa 290 metri sul livello del mare, nell’entroterra di Senigallia, si estende una terra unica, caratterizzata da un suolo argilloso-calcareo e carezzata dall’aria salina proveniente dal mare vicino. Su questa terra madre unica crescono due vitigni autoctoni, dando vita a due vini straordinari: il Lacrima di Morro d’Alba DOC e il Verdicchio del Castelli di Jesi DOC. La decisione di piantare questi vitigni avviene nel 2008 sui quattro ettari adiacenti alla Tenuta San Marcello, consentendo la produzione di diverse etichette tra Base, Superiore e Rosato, tutte vinificate in purezza. Dal 2016, la produzione include anche tre vini vinificati interamente in anfore interrate. Cielo Sommerso, Indisciplinato e Vinosauro sono le etichette vinificate in anfore georgiane (Qvevri) sotto l’IGT Marche Bianco.

Nel vigneto, non si fa uso di diserbanti o concimi chimici, e il processo di vinificazione adotta metodi tradizionali a basso impatto ambientale, con l’obiettivo finale di adottare la Bio-Dinamica integrata. Negli ultimi due anni, l’uso di rame e zolfo è stato drasticamente ridotto grazie all’utilizzo di micro-organismi naturali ed estratti essenziali di alghe e tisane di piante officinali, stimolando così la vite a rafforzare le proprie difese.

PROCESSO NATURALE

La vendemmia si esegue rigorosamente a mano. Poiché la cantina si trova all’interno del vigneto, la pigiatura avviene entro l’ora dalla raccolta, riducendo di oltre il 70% l’uso di solfiti rispetto ai metodi tradizionali. In media, i vini vengono imbottigliati con una quantità di solforosa inferiore a 30 ppm. L’impiego in cantina delle tecniche più tradizionali consente di seguire un processo naturale, sfruttando abbondanza di area e luce, con sole fermentazioni spontanee e affinamento in totale armonia con le dinamiche di maturazione. Si rispettano i tempi che la natura richiede per trasformare ogni mosto in vino, conservando e valorizzando al massimo i profumi caratteristici della Lacrima e del Verdicchio. La fermentazione è affidata ai lieviti indigeni presenti naturalmente in vigna e cantina.

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