STORIA

Come altri antichi vitigni campani, il Fiano ha una storia lunga e travagliata, segnata da numerose diatribe tra i vari ampelografi che si sono succeduti nei secoli e che hanno spesso avuto pareri contrastanti sull’etimologia del nome, sulla sua naturale parentela con le “viti apiane“-ampiamente citate da Columella e Plinio – e sui sinonimi utilizzati.  A lungo si è pensato che il nome Fiano costituisse una corruzione della parola latina apianis, riferita all’uva così chiamata perché ne andavano ghiotte le api.

Le prime citazioni dell’uva Fiano sono della prima metà del XIII secolo, quando in un registro degli acquisti della corte dell’imperatore Federico II si trova un ordine di tre “salme” per tipo di Greco, Grecisco e Fiano. Poco più tardi, sul finire dello stesso secolo, un’ordinanza del re di Sicilia Carlo II d’Angiò chiede al commissario Guglielmo de’ Fisoni di Cava di reperire 16 000 viti di Fiano da trasportare a Manfredonia per impiantare la vigna del re. Neanche i più importanti ampelografi del Novecento sono riusciti a fare chiarezza, parlando più spesso di Uva Latina che di Fiano e facendone descrizioni non sempre corrispondenti

DIFFUSIONE

Il Fiano, è oggi vitigno diffuso in tutte le province della Campania e della Puglia, ma anche in provincia di Ancona, Macerata, Ascoli Piceno e Potenza. In Puglia, in particolare in Val d’Itria, è stato chiamato per molto tempo Fiano, o Fiano Minutolo un vitigno che oggi si è scoperto totalmente diverso non solo morfologicamente (acino rotondo e sapore fortemente aromatico) ma anche geneticamente, e che è stato chiamato Minutolo. Con la dizione Santa Sofia il Fiano era presente in Basilicata, ma anche da questa regione sembra quasi del tutto scomparso.

La sua zona d’elezione rimane pertanto la Campania, in particolare l’Irpinia-sulle colline a est di Avellino, nell’area della Docg Fiano di Avellino, dà risultati straordinari – dove, dopo il periodo della fillossera, è tornato in auge grazie al lavoro di recupero effettuato dalla famiglia Mastroberardino. La sua coltivazione è in forte espansione anche nel Beneventano (Doc Sannio Fiano) e soprattutto nella zona di Salerno (in purezza o assemblato nella Doc Cilento Bianco).

VINO

Dai classici autori latini alle corti medievali dell’Italia meridionale, fino alla critica moderna, il Fiano è da sempre considerato uno dei più nobili vitigni a bacca bianca della penisola. L’armonia raggiunta tra il clima della zona di produzione e il vitigno regalano un bianco di grande finezza olfattiva.

I principali descrittori sono la mela, la pera, la nocciola e il miele, sostenuta da una vibrante acidità che ne fa uno dei più longevi del paese. Negli ultimi anni il proliferare di nuove tecniche di vinificazione (fermentazione in barrique e produzione di passiti) ha permesso la diversificazione delle proposte senza però apportare miglioramenti notevoli.

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