“Il vino è il condensato di un territorio, di una cultura, di uno stile di vita”: come un abito d’alta sartoria, le parole di Ernest Hemingway vestono perfettamente il terroir della Franciacorta, nel quale il prezioso prodotto della vite, la tradizione unita all’innovazione e il sapiente know how di enologi, cantinieri e viticoltori si uniscono per dar vita ad un eccellente spumante.

“La passione di ieri, l’esperienza di oggi, la Franciacorta di domani”, tale è la filosofia del Consorzio che, dal 1990, perpetua con dedizione nel proprio lavoro, svolto su un territorio che si estende su 19 comuni in provincia di Brescia.

La “Franzacurta”(termine apparso per la prima volta nel 1277 nello statuto municipale di Brescia che identificava l’area delle francae corti, ovvero le Corti Franche, esenti dal pagamento di dazi e tributi) gode di antiche e nobili origini, testimoniate già nell’antica Roma nelle opere di Plinio e Virgilio e tramandate nel tempo, passando per il medioevo e i grandi monasteri.

La storia moderna della Franciacorta risale invece agli inizi degli anni ’60, periodo in cui la cantina di Guido Berlucchi era ad un passo dal rivoluzionare il panorama vinicolo italiano; infatti, vedeva la luce la prima bottiglia di Franciacorta moderno, la quale soli dopo sei anni avrebbe conquistato la Denominazione d’Origine Controllata.

Dopo anni e innumerevoli modifiche al Disciplinare, dal 1995 il Franciacorta gode della Denominazione d’Origine Controllata e Garantita, registrando il primato del primo disciplinare DOCG assegnato a uno spumante metodo classico; inoltre, l’Unione Europea permette ai Franciacorta di essere commercializzati senza la dicitura “spumante” in etichetta, un privilegio analogo allo spumante metodo classico per eccellenza: lo Champagne.

Il suolo del territorio è morenico, in cui la presenza di minerali è notevole. I venti freddi vengono mitigati dagli influssi dei laghi e dalla presenza delle piccole alture moreniche nei pressi del Lago d’Iseo; è proprio la benefica azione dei particolari venti ad impedire la formazione di nebbie invernali, tipiche della pianura Padana e delle aree pedemontane; d’estate il caldo afoso è stemperato dalle correnti fresche che giungono attraverso il lago dalla Valle Camonica.

Le uve Chardonnay, Pinot Nero, Pinot Bianco ed Erbamat vengono raccolte a mano tra il periodo di Ferragosto e la prima decade di settembre; in seguito alla vendemmia, avviene la pressatura soffice dei grappoli interi per ricavarne il mosto.

Dopo 7 mesi dalla vendemmia avviene l’imbottigliamento del vino, ottenuto dall’assemblaggio dei prodotti dei diversi vitigni; vengono addizionati lieviti e zucchero, dopodiché la bottiglia viene chiusa con un tappo a corona provvisto di bidule, ovvero un sotto-tappo di plastica che raccoglierà i lieviti, e posta in posizione orizzontale.

Da qui che inizia la lenta fase di rifermentazione in bottiglia che porterà alla formazione di anidride carbonica ed alcol etilico; a seconda del tempo di rifermentazione, avviene anche la distinzione tra le diverse tipologie di Franciacorta: non millesimati (almeno 18 mesi); Satèn e Rosè (almeno 24 mesi); millesimato, Rosè millesimato e Satèn millesimato (almeno 30 mesi); riserva, Rosè riserva, Satèn riserva (almeno 60 mesi).

Ad un esame visivo, il Franciacorta DOCG risulta giallo paglierino con riflessi dorati; al naso si percepiscono la presenza di agrumi, frutta a polpa bianca e frutta secca, mentre al palato appare equilibrato, in cui freschezza e sapidità si sposano in modo armonioso; sentori di fiori, lieviti, crosta di pane e tenui note agrumate, completano la degustazione con un piacevole ritorno retro-olfattivo.

Sa esaltare perfettamente piatti a base di pesce: aragosta, capesante, pesce spada, scampi, salmone e tinca; risultando particolarmente eclettico, accompagna diligentemente anche la carne bianca, in particolare fritta o panata.

 

 

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